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Àaà, àwòrán aláṣejù àṣà - olamilekan abatan e il neobarocco africano

Roma, Via piemonte 69 dal 12/04/2025 fino al 07/06/2025 ( Gratis )

La Black Liquid Art Gallery, sabato 12 aprile 2025 presenta ÀAÀ, Àwòrán Aláṣejù Àṣà - Olamilekan Abatan e il Neobarocco africano, una mostra a cura di Antonella Pisilli, che porta alla luce la straordinaria capacità del giovane artista nigeriano Olamilekan Abatan di reinterpretare i grandi classici attraverso una lente contemporanea.
Nato a Lagos nel 1997, Abatan è considerato uno dei maestri dell’iperrealismo africano, capace di mescolare l’estetica classica occidentale con elementi della cultura visiva africana. Nei suoi dipinti, l’influenza dei maestri del Rinascimento e del Barocco si fonde con dettagli moderni e identitari: i tessuti wax africani, con i loro colori vibranti e motivi geometrici, diventano parte integrante della composizione, avvolgendo i soggetti e radicandoli in una visione culturale potente e autentica.
Dopo la laurea in arti visive, Abatan ha intrapreso la carriera artistica con straordinario successo, imponendosi sulla scena internazionale grazie alla sua maestria nella tecnica del carboncino e della matita. Il suo lavoro affonda le radici nella tradizione tessile africana, utilizzando i motivi dei tessuti come veicolo di memoria storica e di orgoglio culturale. Nei suoi primi lavori, emerge un forte senso di appartenenza alla cultura africana, un’espressione visiva del potere nero e della resilienza del suo popolo.
Negli ultimi anni, l’artista ha approfondito il linguaggio drammatico della luce e dell’ombra, ispirandosi a Caravaggio e alla sua capacità di trasformare la pittura in un palcoscenico teatrale. Le sue opere collocano l’uomo africano al centro della storia dell’arte globale, ricollocando figure classiche in un contesto attuale.
Tra i lavori esposti, spicca Sansone e Dalila, dove Abatan reinterpreta la celebre iconografia del tradimento e della vulnerabilità con una sensibilità contemporanea. Se Rubens accentuava il dramma con un gioco di luci ed ombre, Abatan inserisce i protagonisti in uno spazio bidimensionale, definito dal tessuto wax, che diventa un segno identitario e culturale. Il dettaglio del tablet con il logo Netflix suggerisce una lettura attuale del concetto di distrazione e inganno, mentre il tatuaggio sul braccio di Sansone – un teschio avvolto da un serpente – rafforza il tema del destino e della forza illusoria. Quest’opera è una riflessione sulla fragilità umana, ma anche un'affermazione della resilienza culturale africana. Nell’opera Flagellazione, invece, si ispira alla grande tradizione della pittura caravaggesca. Qui, Abatan elimina ogni artificio decorativo e si concentra sulla brutalità della sofferenza, mostrando il corpo umano in tutta la sua fragilità e potenza espressiva. La luce non crea uno spazio definito, ma isola e monumentalizza i personaggi, trasformando il dolore in una dimensione iconica e quasi mistica
La mostra offre anche uno sguardo sul processo creativo di Abatan, grazie ai video che documentano il suo uso sapiente della luce e della composizione. Proprio come Caravaggio, l’artista costruisce un teatro visivo in cui il soggetto emerge in tutta la sua intensità, raccontando storie di forza, bellezza e identità.

Come osserva lo storico dell’arte Moyo Okediji, nel catalogo edito da Gangemi Editore che accompagna la mostra, Abatan sviluppa una lingua pittorica pidgin, in cui elementi visivi africani e occidentali si fondono in un nuovo linguaggio espressivo. “Abatan non è un artista in esilio,” scrive Okediji, “la sua arte nasce a casa, dall’Àṣà yoruba, e utilizza la pittura europea come uno strumento, non come un fine.” In altre parole, le sue opere non si limitano a riproporre il canone occidentale, ma lo trasformano, dando vita a una narrazione visiva profondamente radicata nelle sue origini culturali.
Secondo Priscilla Manfren, Abatan si inserisce nel contesto dell’arte globalizzata con una visione che unisce tradizione e innovazione. “La sua arte non cerca un luogo di approdo definitivo,” afferma la studiosa, “ma esplora continuamente le possibilità di contaminazione tra passato e presente, tra estetica e contenuto, tra visione e riflessione.”
Abatan è stato recentemente esposto alla mostra Strategic Interplay: African Art and Imagery in Black and White presso il Toledo Museum, un evento che esplorava la potenza espressiva delle immagini in bianco e nero nell’arte africana contemporanea, in questa occasione l’opera The next move è stata acquisita dal prestigioso museo, a conferma del valore della sua ricerca artistica. Le sue opere fanno parte di collezioni internazionali di rilievo, consolidando la sua posizione come uno degli artisti più innovativi della scena contemporanea.



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